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"Zeri fa bene a dire di no a Gaia"

Il consigliere di Si Toscana a sinistra ha appoggiato la scelta del sindaco di rifiutarsi di entrare nella società che gestisce il servizio idrico

ZERI — La norma regionale impone ai comuni con più di 1000 abitanti di entrare nelle società di gestione del servizio idrico, in vista della costituzione di un gestore unico in Toscana. Zeri ha 1096 abitanti; per questo di fronte al rifiuto del sindaco di abbandonare la gestione diretta del servizio idrico facendo subentrare Gaia Spa, il governatore Enrico Rossi ha minacciato di inviare un commissario che imponga questa transizione.

Una scelta contro cui si è scagliato sia il sindaco Egidio Enrico Pedrini che il consigliere regionale di Si Toscana a sinistra e promotore dei referendum per l'acqua pubblica del 2011, Tommaso Fattori.

"Ci sono tante piccole o piccolissime realtà del nostro paese - ha scritto Fattori in una nota - che mantengono una gestione diretta del servizio idrico da parte del Comune, una gestione ottima. Le infrastrutture sono in buono stato, i cittadini pagano bollette quasi inesistenti". 

"Fa bene il paesino Zeri - ha aggiunto - a contestare implicitamente l’attuale ATO unico regionale. Come già per i sei “ambiti territoriali ottimali” precedenti, la Toscana non ha mai disegnato gli ATO come la legge nazionale avrebbe chiesto e imposto, cioè in base ai bacini idrografici, con l’obiettivo di tutelare la risorsa acqua. No, sono stati disegnati in base a calcoli di tipo amministrativo ed economico-finanziario e la Regione Toscana ha ora in mente un’ ulteriore forzatura, che è la logica conseguenza dell’Ato unico: la creazione di un mega-gestore unico regionale, naturalmente con dentro i soci privati. Un carrozzone privato in cui far confluire anche Gaia Spa. Il rifiuto degli abitanti di Zeri e del sindaco Pedrini va dunque letto come un lungimirante rifiuto di farsi assorbire dentro un meccanismo che entro alcuni anni consegnerà la gestione del servizio idrico integrato ad un mega-soggetto privatizzato, che farà perdere ai cittadini qualsiasi controllo sulla propria acqua e sulle infrastrutture locali".

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